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Che anno sarà per l'UISP? "Primo: garantire il diritto allo sport" Per il calendario cinese il 2011 sarà l’anno del coniglio, animale molto fortunato. E per l’UISP che anno sarà? “Sarà un altro anno difficile per tutti, per il nostro paese e per lo sport – risponde Filippo Fossati, presidente nazionale UISP – la crisi continua a produrre
effetti negativi, le famiglie sono più povere e i consumi si contraggono. Garantire la funzione sociale della pratica sportiva e i suoi effetti positivi sulla salute dei cittadini significa contare sul contributo volontario delle famiglie e su ciò che rimane nelle casse degli enti locali falcidiate dai tagli del governo. “Questo è il problema principale che l’UISP è chiamato ad affrontare durante quest’anno: rendere concreto il diritto allo sport, per tutti. Vogliamo contrastare l’idea che, in tempi di crisi, lo sport diventi un lusso. Mentre lo sport di alto livello è impermeabile a queste problematiche, per noi che siamo una componente della società civile, questo è il chiodo fisso: fare del tutto per rendere accessibile la pratica sociale e per tutti per tenere aperti gli impianti pubblici e basse le quota d’iscrizione. “Il 2011 sarà segnato dalla ricorrenza del 150esimo dell’Unità d’Italia, un’occasione per riflettere su questo valore anche per noi sportivi, per la storia dell’ UISP. L’associazionismo sportivo è nato per unire, incarna la vocazione dello scambio, manifestazioni che hanno unito il nord e il sud. In tempi recenti la manifestazione simbolo di questo messaggio è Vivicittà, in Italia e fuori. Adotteremo il logo del 150esimo per le nostre iniziative di dimensione nazionale e rilanceremo con esso i valori di solidarietà e unità che ci sono cari”. “Quello appena iniziato sarà per l’ UISP l’anno della ripresa del dibattito politico e del rilancio dei temi della riforma dello sport. In questi due anni si è praticamente fermato tutto e la crisi sta mettendo a nudo i limiti di un sistema sportivo che si sta ripiegando su se stesso. Il numero dei praticanti diminuisce e le medaglie di un tempo non arrivano più. Come se non bastasse c’è un ripiegamento dello sport sul terreno culturale, educativo e scolastico. Se vogliamo competere con gli altri paesi servono nuove direttrici di sviluppo, nuovi investimenti, nuovi scenari. Lo sport è un indicatore di benessere e di civiltà: servono politiche in grado di sviluppare tutte le potenzialità e le complessità di questo mondo”. |