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Luigi Romanò - Un amico arbitro
giovedì 27 gennaio 2011

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Un amico ci ha lasciati.

Un uomo speciale, unico.

Luigi ha arricchito la mia vita con la sua presenza piena di sensibilità verso tutto e tutti. L’ho conosciuto poco, ma i tre anni passati insieme a condividere l’esperienza sportiva, rimarranno

scolpiti nel mio cuore perché lui era speciale. Un uomo con una vita privata movimentata, della quale non so molto, ma in cui credo abbia spesso pagato dazio proprio per la sua sensibilità e la totale disponibilità che dava a chi, e ne sono onorato, gli stava vicino.
E’ entrato nel nostro mondo sportivo fatto di un calcio diverso da quello che lui aveva frequentato, quando da arbitro Aia, si era guadagnato stima e ben volere da tutti quelli che l’avevano conosciuto: non mancavano continue testimonianze di apprezzamento, prima all’uomo e poi all’arbitro, ogni qualvolta, insieme, incontravamo amici comuni.
L’ultima sua telefonata, mi riempie la testa.
Qualche ora prima della disgrazia, chiamandomi, disse: il referto l’ho lasciato in sede. Non posso andare stasera ad arbitrare. Ci vediamo giovedì alla riunione. Ricordati che ti voglio bene.
Caro Luigi, non potevi andare ad arbitrare, ti aspettava il destino. Me lo ricorderò sempre che mi volevi bene, mi ricorderò sempre quanto affetto, nel poco tempo che ci siamo conosciuti, mi hai regalato. Mi ricorderò sempre quante volte ti prendevo in giro per la tua pessima calligrafia che non mi faceva capire i referti delle tue partite. Mi ricorderò sempre quanto ti ho corteggiato per convincerti a riprendere ad arbitrare. Mi ricorderò sempre di quando ti vedevo correre da solo, alla Pinetina, per allenarti, perché tu eri un arbitro che ci teneva a fare le cose per bene. Mi ricorderò sempre delle tue quotidiane telefonate per ci prendiamo un caffè. Mi ricorderò sempre di te…un amico che mi ha fatto apprezzare quanto sia importante, nella vita, fare le cose con amore, avere rispetto delle persone e di ciò che si fa.
Fuori piove e il tempo è buio, così come il mio cuore. Ma voglio ricordarti sempre con quel tuo modo autoritario ma, garbato nello stesso tempo, con il quale invitavi i calciatori a continuare la partita: giochi, giochi, dicevi per far capire che non ci si ferma se l’arbitro non fischia: il destino, però, stavolta ha fischiato e ti sei dovuto fermare.
Non so come sarà la mia vita futura ma quella passata so che è stata impreziosita dalla tua straordinaria partecipazione. Grazie di tutto.
Giuseppe Marra
 
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